Perché alcune persone si stancano meno la sera, e cosa hanno scoperto i ricercatori

Pubblicato il 16 Febbraio 2026 da Elena in

Perché alcune persone si stancano meno la sera, e cosa hanno scoperto i ricercatori

Sul treno serale tra Milano e Torino, ho osservato colleghi con gli occhi lucidi pianificare l’ultima riunione come se fosse mattina. Altri, invece, crollavano al primo sbadiglio. Perché alcuni si stancano meno la sera? Da anni, i ricercatori studiano la convergenza tra cronotipo, ritmi circadiani e spinta omeostatica del sonno. La risposta non è un semplice “sei un nottambulo”, ma un mosaico di genetica, luce, caffeina, abitudini e perfino temperatura corporea. In redazione lo vediamo ogni giorno: c’è chi rende al massimo al calar del sole, e chi paga un pedaggio salato appena dopo cena. Capire i meccanismi che regolano la sonnolenza serale non serve solo alla curiosità: orienta decisioni concrete su lavoro, salute e vita sociale.

Cronotipi, Orologi Biologici e la Spinta del Sonno

I cronotipi sono predisposizioni individuali che portano alcune persone a sentirsi più vigili al mattino (allodole) e altre a rendere meglio la sera (gufi). Al centro c’è il ritmo circadiano, orchestrato dal nucleo soprachiasmatico (SCN), che regola ormoni, temperatura e vigilanza su un ciclo di circa 24 ore. In parallelo agisce la spinta omeostatica (o “pressione del sonno”), che cresce con le ore di veglia tramite sostanze come l’adenosina. Quando questi due sistemi sono in sincronia, la stanchezza arriva ordinata; quando divergono, alcuni avvertono meno calo serale.

Se il tuo SCN è “spostato in avanti”, la melatonina inizia più tardi e la temperatura corporea centrale resta più alta nelle ore serali. Risultato: la soglia di sonnolenza slitta. Al contrario, nelle allodole la finestra di massima vigilanza è anticipata, e il “crollo” arriva presto. Non si tratta di forza di volontà: è fisiologia. Uno sfasamento lieve può essere vantaggioso (finestra creativa serale), ma sfasamenti marcati generano jet lag sociale, con debito di sonno e umore ballerino. La chiave è riconoscere il proprio cronotipo e capire come interagisce con orari di lavoro, esposizione alla luce e routine alimentare.

Cosa Dicono i Ricercatori: Geni, Luce e Caffeina

I ricercatori evidenziano differenze genetiche nei “clock genes” (come varianti in PER3, CLOCK e BMAL1) associate a preferenze orarie, resilienza alla veglia prolungata e sensibilità cognitiva alla deprivazione di sonno. Varianti recettoriali dell’adenosina possono modulare la sensazione di fatica. Anche il metabolismo della caffeina (influenzato da geni come CYP1A2) cambia il gioco: metabolizzatori lenti avvertono un booster serale che però sabota il sonno; i veloci hanno un effetto più breve. Luce e schermi restano i fattori ambientali più potenti: l’esposizione serale alla luce blu ritarda il segnale della melatonina e posticipa la sonnolenza.

Un altro tassello è la temperatura corporea: esercizio tardo-pomeridiano ed emozioni intense elevano la temperatura centrale e possono estendere la finestra di vigilanza. In redazione ho incontrato un produttore teatrale che “accende” il cervello dopo le 20: tra prove serali, fari di scena e adrenalina, il suo ritmo si sincronizza alla notte senza sforzo apparente. La scienza non lo sorprende: stimoli forti dopo il tramonto spingono il sistema verso l’arousal. Ecco una sintesi fattoriale:

Fattore Cosa indica la ricerca Effetto serale
Clock genes Varianti associate a cronotipi e resilienza Minore stanchezza oltre il tramonto
Luce blu Sopprime melatonina, ritarda DLMO Vigilanza prolungata
Caffeina Emivita variabile, tolleranza individuale Maschera fatica ma disturba il sonno
Esercizio Aumenta temperatura e arousal Posticipa sonnolenza

Pro vs Contro di un’Energia Serale Elevata

Avere energia la sera non è sempre un superpotere. La stessa caratteristica che regala focus creativo alle 22 può erodere la qualità del sonno dopo mezzanotte. Tra i pro: finestre di concentrazione in ore “silenziose”, migliore performance in compiti che richiedono flessibilità cognitiva, compatibilità con lavori su turni o produzioni artistiche. Tra i contro: rischio di debito di sonno cronico se la sveglia mattutina è rigida; maggiore esposizione a snacking notturno e disallineamento metabolico; vulnerabilità all’ansia se l’arousal resta alto oltre l’orario di riposo.

Ecco un confronto operativo per decidere come muoversi:

  • Pro: meno distrazioni serali; creatività elevata; socialità libera da orari d’ufficio.
  • Contro: compressione della finestra di sonno; maggior conflitto con orari scolastici/lavorativi; rischio di luce artificiale eccessiva.
  • Quando non è meglio: se il cronotipo serale convive con risvegli precoci imposti, la performance cala il giorno dopo e l’umore ne risente.
  • Segnale d’allarme: addormentamento che slitta oltre 30-45 minuti ogni sera e stanchezza diurna persistente.

La lezione, dicono gli esperti, è di rispettare la biologia individuale senza cadere nella trappola del “vincere contro il sonno”. Un’energia serale sana non sacrifica coerenza circadiana e recupero.

Strategie Personalizzate: come Sfruttare o Correggere il Ritmo

Non serve forzare un gufo a diventare allodola, ma si può ottimizzare. Se rendi meglio la sera, incastona lì i compiti creativi e proteggi la routine di spegnimento. Se invece vuoi anticipare il sonno, sfrutta la triade luce–attività–cibo come leve di fase. Piccoli spostamenti coerenti battono grandi scossoni occasionali. Linee guida pragmatiche, nate dall’incontro tra evidenze e pratica giornalistica sul campo:

  • Luce: al mattino, 30-45 minuti di luce naturale; la sera, luci calde e basse, filtri blu 2-3 ore prima del sonno.
  • Caffeina: stop 8-10 ore prima dell’orario di addormentamento; se sei metabolizzatore lento, anticipa ulteriormente.
  • Esercizio: intenso al mattino/pomeriggio se vuoi anticipare; yoga o stretching leggero dopo cena per non alzare troppo l’arousal.
  • Pasti: cena entro 3 ore dal sonno; evita snack zuccherini a notte fonda.
  • Siesta: power nap di 10-20 minuti entro le 15; oltre, rischi di spostare la sonnolenza.
  • Rituali: routine di spegnimento ripetibile (doccia tiepida, carta al posto dello schermo, respirazione 4-7-8).

Quando gli orari sono inflessibili, la terapia della luce al mattino e la coerenza dei tempi di sonno/veglia aiutano a riallineare il sistema. Se la sonnolenza è assente fino a tarda notte per settimane, valuta consulenza clinica: potrebbe esserci un ritardo di fase significativo.

Nel mio taccuino, le storie dei “gufi” moderni raccontano di successi creativi e di crolli evitabili. I ricercatori convergono su un punto: la differenza serale nasce dall’interazione tra orologio interno, spinta del sonno e ambiente, con geni, luce e abitudini a modulare il risultato. Riconoscere il proprio profilo, scegliere finestre di massima resa e proteggere il sonno non è un vezzo, ma una competenza di igiene mentale e fisica. La tua energia esplode al tramonto o si spegne con il sole: quale micro-regola cambieresti da stasera per metterla al tuo servizio senza pagare il conto domani mattina?

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